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L'uso
degli organismi modello
nella didattica laboratoriale
Fin dall’uso della pianta
di Piselli da parte di Gregorio Mendel come “strumento “ per capire
meccanismi di più ampia portata, la strategia dell’utilizzo di
Organismi Modello quali Drosophila
melanogaster, Caenorhabditis elegans, Danio rerio, Arabidopsis thaliana è
stata ed è ancora oggi, ampiamente usata nella ricerca biomolecolare in
quanto i processi vitali di base sono conservati attraverso le specie.
Ogni Organismo Modello ha i suoi vantaggi e svantaggi. La scelta
dell’organismo appropriato dipende dal tipo di ricerca che si vuole
affrontare.
Anche in ambito didattico
l’utilizzo degli Organismi Modello è risultato un interessante e
versatile “strumento” didattico per affrontare lo studio scolastico di
meccanismi biologici di base come anche di complesse e recenti tematiche
biomolecolari.
Sono
presentati percorsi didattici sperimentali con organismi modello quali
batteri, piselli, moscerini, vermi e pesci realizzati in scuole di ogni
ordine e grado.
I
percorsi didattici sono
- Corredati
da schede di osservazione per gli studenti e schede guida per il
docente
- Strutturati
in esperienze indipendenti e graduate per difficoltà di temi e per
complessità di capacità laboratoriali ed abilità trasversali da
acquisire.
- Facilmente
realizzabili anche in classe perché non necessitano di strumentazioni
sofisticate né di laboratori attrezzati. Tutti gli
organismi usati, pur nella diversità, hanno il vantaggio di essere
piccoli, economici e facili da crescere e far sopravvivere in
laboratorio.
- Gli
organismi utilizzati sono esattamente quelli usati in laboratori di
ricerca per cui fanno
sentire gli studenti più “vicini” alla scienza, soprattutto se si
riesce a farli diventare una “occasione” per una interazione con i
centri di ricerca
I
protocolli sperimentali sono stati sviluppati grazie alla consulenza
scientifica di ricercatori dell’Istituto di Genetica e Biofisica del CNR
di Napoli.
Il percorso didattico con Danio rerio è stato sviluppato in
collaborazione con scienziati dell’Università Federico II di Napoli.
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